WEARING
DISCOMFORT
Quando l’eleganza smette di essere libertà e diventa costrizione del corpo.
Editoriale • Wearing Discomfort

Forse il vero lusso non è possedere qualcosa di esclusivo.
Forse è riuscire a distinguere ciò che ha davvero valore da ciò che è semplicemente desiderabile.

P
er anni ci è stato insegnato che l’eleganza richiede sacrificio. Che certi segni sulla pelle, certe posture forzate, perfino un leggero dolore a fine giornata, fossero il prezzo inevitabile da pagare per apparire impeccabili.

La moda trasforma spesso il corpo in una superficie da modellare: comprimere, sollevare, allungare, limitare. Abiti troppo stretti, scarpe impossibili, tessuti sintetici che aderiscono alla pelle e ne trattengono il respiro. Il disagio viene reso invisibile, quasi necessario.

Eppure il corpo sente tutto. Sente i vestiti che non permettono di muoversi liberamente, il peso di un’immagine da rispettare, la tensione di una forma che non lascia spazio all’imprevisto.

Negli ultimi anni l’estetica ha iniziato a superare persino la funzione stessa dell’abito: non importa più come ci si sente, ma come si appare.

Il lusso viene spesso associato a ciò che è esclusivo e irraggiungibile. Ma il suo valore non dovrebbe coincidere con la rinuncia al comfort o alla libertà del corpo. Un capo può essere sofisticato senza diventare una costrizione.

Forse il vero lusso oggi non è possedere qualcosa di esclusivo. Forse è riuscire a distinguere ciò che ha davvero valore da ciò che è semplicemente desiderabile.